Shopping cartHomeAnnunciStorie di gatti !!!!
     

 

L’uomo a ventiquattro zampe

Sette vite con i gatti

ruleani.gif (903 byte)


 

 

ruleani.gif (903 byte)
 

Presentazione del libro

Si può essere maschi, adulti, eterosessuali e innamorati alla follia dei gatti? No, secondo Tom Cox, giovane critico musicale inglese e accanito gattofilo. Tom ha provato per una vita intera a sembrare un tipo normale, tutto pub, sport e rock, ma non ce la fa: appena vede un gatto per strada, si tuffa sotto le auto e nelle siepi per poterlo accarezzare. E anche gli amici più disinvolti finiscono con il consoderarlo un po’ strano. Nell’Uomo a ventiquattro zampe, che è assieme la sua scanzonata biografia e quella dei suoi gatti, Tom prova a ritrovare l’origine di questa sua passione felina. Dal “peccato originale” del gatto che potrebbe aver ucciso al legame profondo con il primo vero gatto della sua vita. Dagli incontri occasionali – ma appassionati – con vari felini londinesi a quello con la sua anima gemella, Dee. Che è di razza umana, per una volta. Ma gattomane anche lei…
A questo punto, la situazione precipita. Nella vita di Tom e Dee entra in rapida successione una sfilza di gatti: l’affettuosa ma un po’ ottusa Janet e lo psicotico ma amatissimo L’Orso. Poi Brewer, Prudence – presto ribattezzata Ralph – e Shipley, di soli dodici mesi: per non lasciarli soli i novelli sposi rimandano addirittura la luna di miele. E si trasferiscono nel profondo Norfolk, a 15 chilometri dal più vicino supermercato: non ci sono pericoli, è l’ambiente ideale per i gatti. Sì, ma per gli umani? Dopo pochi mesi di serate di lettura vicino al camino e altre godurie rurali, Tom e Dee sono sull’orlo di una crisi di nervi. Comincia così una lunga serie di traslochi, uno più rocambolesco dell’altro, in cerca di una casa che metta d’accordo tanto i gatti quanto i loro proprietari. Mentre due nuovi set di vibrisse si aggiungono alla famiglia e uno, ahimè, la lascia.
L’uomo a ventiquattro zampe è l’esilarante e a tratti disperato resoconto di ciò che può succedere quando sei (o più) tra i gatti più carismatici, infidi, scemi e adorabili del pianeta prendono possesso della tua vita. Convincendoti ad abbandonare i comfort della vita urbana per un’esistenza nomadica e disagiata, ma istruttiva: quanti sono i modi per sbarazzarsi di topi, piccioni, lucertole e altri cadaveri trovati sullo zerbino? Qual è la prima frase in lingua umana mai pronunciata da un felino? Quanto amore e morte, quanta depressione, isteria e peli volanti può sopportare un uomo prima di porsi la fatidica domanda: il mio gatto è un genio del male?

L’autore

Tom Cox (Nottingham 1975) è stato giornalista musicale per il quotidiano britannico «Guardian» e per la rivista settimanale «New Musical Express» prima di licenziarsi per ritirarsi nella campagna del Norfolk con sua moglie Dee e i suoi sei gatti. Ha pubblicato saggi musicali e libri umoristici dallo stile scanzonato molto apprezzati, tra i quali Nice Jumper (Agosto 2003), Educating Peter (Agosto 2004), The Lost Tribes of Pop (Ottobre 2006) e Bring Me the Head of Sergio Garcia (Settembre 2008).

 

 

Incipit del libro

Mi chiamo Tom, adoro i gatti e circa trentatré anni fa quasi sicuramente ho contribuito alla morte di uno di loro.
Tutti conoscono la «gattara». È un cliché sociale, un apologo morale, un personaggio che, quando cominciò a comparire come personaggio nei Simpson, era già così famoso da non aver bisogno di essere presentato. È la donna senza figli che permette alla sua ossessione per i gatti di prendere le redini della sua vita, a scapito prima dell’igiene domestica e poi di quella personale. In realtà, come stereotipo mi sembra un po’ ingiusto. A pensarci bene, non esiste una corrispondente specifica figura del «cagnaro», inteso come uomo amante dei cani. Anzi, sembra che il messaggio sottinteso sia: il migliore amico dell’uomo lo aiuterà ad attraversare con dignità l’autunno della sua vita, mentre quello della donna la aiuterà a trascorrere il suo in un supermercato, emanando un odore leggermente muffoso e spingendo un carrello con dentro una pagnotta integrale, qualche retina per capelli, una confezione di prosciutto tagliato sottile e ventiquattro scatolette di Whiskas.
Ebbene, anche se il «cagnaro» è un fenomeno meno diffuso, vi assicuro che esiste e che sa essere ossessivo almeno quanto la sua controparte femminile. Sinceramente, non credo di essere
del tutto matto. Magari casa mia puzza un po’ quando non passo l’aspirapolvere o non guardo sotto il divano per qualche giorno, ma di certo non rappresenta un’emergenza sanitaria. È vero, una volta ho messo la cravatta a uno dei miei gatti mentre dormiva, ma non ho mai comprato loro vestiti né li ho mai chiamati «batuffolini». Al momento ne possiedo sei – e quanto a costi di gestione a volte è un po’ come vivere con sei versioni in miniatura di Mariah Carey – ma quasi sicuramente, prima che abbiate finito di leggere questo libro, un’altra narcisistica palla di pelo avrà pensato bene di intrufolarsi in casa mia, decidere che non è niente male e prendere possesso di una delle apposite amache appese ai termosifoni. Con molta probabilità imparerò anche a ignorare il verso disgustoso, a metà strada fra uno sbuffo e una scoreggia, che emetterà pulendosi il didietro. È già accaduto in passato, e sono certo che accadrà ancora.
Dirvi questo suona stranamente come una confessione. Ma non capisco cos’abbiano i gatti per suscitare la diffidenza di così tanti maschi. E perché i maschi amanti dei gatti siano a loro volta guardati con sospetto dalla maggior parte della gente. Di quali complotti sono accusati i nostri fratelli gattari? Di piccole congiure pelose finalizzate alla rovina del genere umano? Se sei un maschio eterosessuale, confessare la tua passione per i gatti a un altro maschio eterosessuale è un po’ come dirgli che dormi ancora con l’orsacchiotto di peluche di quando eri piccolo, o che trovi
delizioso il suo gilè fatto a maglia. Eppure le statistiche non rispecchiano affatto l’immagine popolare del gattofilo come reietto della società: ci sono oltre nove milioni di gatti nel Regno Unito (verosimilmente oltre un miliardo nel mondo intero), e con molta probabilità in questo stesso momento molti di loro si stanno facendo grattare sotto il mento o stanno esigendo bocconcini prelibati. Non è logico pensare che siano sempre e solo donne a viziarli.
Chi siamo allora noi gattofili? Siamo forse tutti cospiratori modello Dottor Male? O tutti pensionati coi mutandoni e col divano macchiato di urina intenti a sfornare biscotti pieni di peli? Travestiti che di mestiere vendono libri usati? Siamo tutti (solo pronunciare la parola mi fa venir voglia di soffiare e rizzare la coda)
metrosexuals? Forse sì, ma non solo. Perché siamo anche grandi romanzieri americani (Mark Twain), massacratori di demoni (Anthony Head, la star di Buffy l’ammazzavampiri), matematici (Isaac Newton) e leader politici di fama mondiale (Winston Churchill). Potete anche cercare di infilarci in una lettiera ma, come i nostri alleati a quattro zampe, fuggiremo, ci scrolleremo con noncuranza e alla fine faremo quello che ci pare. Alcuni di noi nascondono il loro amore per i gatti. Altri al contrario lo spingono un po’ troppo in là. Altri ancora sono individui normali per i quali voler passare del tempo con l’animale domestico più diffuso del pianeta non equivale alla castrazione. E che non usano l’amore per i gatti né come metafora né come compensazione.
Però bisogna ammettere che alcuni di noi hanno quella che uno psicoanalista potrebbe definire «un’anamnesi felina». Per ricostruire la mia, bisogna tornare alle origini. Ma
davvero alle origini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

home       • shopping       • lavora con noi       • chi siamo       • contatti       • copyright