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In
queste pagine troverete alcune testimonianze di persone
che amano gli animali in particolare i "gatti", con
piccole storie e ringraziamenti alla loro esistenza.

Gli occhi
dei gatti sono come un ponte verso un mondo al di là di
quello che conosciamo.

La nostra
filosofia è:
<< Una
casa senza un gatto è solo un domicilio>>.

I cani
accorrono quando li chiami; i gatti ricevono un messaggio
e te lo riportano.

Divinità,
diavolo, strega, santo, stregone, profeta, tentatrice,
regina dell' universo, vittima del rogo. Nella storia al
gatto è stato attribuito ogni ruolo tranne, mai neppure
una volta, quella dell' eroe. Ora finalmente, è il suo
turno.

Non abbiate
timore, il vostro gatto non minaccerà mai la vostra
popolarità nel quartiere cominciando ad abbaiare come un
disperato alle tre del mattino. Non assalirà il postino né
vi dilanierà le tende del salotto, al massimo si
arrampicherà in cima alle tende per godersi una veduta
aerea della stanza.

Penso alle
strane opinioni che molte persone nutrono sui gatti,
ritenendo questi ultimi creature egoiste disposte ad
offrire il loro affetto esclusivamente in occasioni che
possono tornare a loro beneficio, incapaci di un amore
spassionato come quello di un cane, creature assolutamente
indipendenti preoccupate unicamente di badare ai propri
interessi. Che sciocchezze!! Io ho sentito il muso di
velluto dei gatti contro il mio viso o li ho visti con i
miei occhi accarezzarmi le guance con zampe dagli artigli
scrupolosamente ritratti. Queste sono per mè sublimi
espressioni d' affetto.

...non so
come ho fatto a vivere per così tanto tempo senza un
gatto...
...mi sono
innamorata della gatta che abita con me, e anche lei,
credo...
...la
ringrazio per quello che ogni giorno mi insegna...
EVA

I gatti sono
nostri amici ........
loro sanno
dare tanto, anche se testardi, a modo loro dimostrano il
loro affetto.
Spesso i
gatti ti fanno compagnia meglio di una persona ......
.... io, il
mio gatto, lo considero come un fratello!
Ti vogliamo
bene BRICIOLA!!!!!
TEO e
BIA

L'unico
animale che amo è senz'altro il gatto
chi ama i gatti non può amare le persone
io ne ho una il suo nome è BERTA
SHARON

Carla è una
ragazza di 28 anni, di Cagliari, Biologa e con un amore
folle per i gatti da sempre!!
Ha avuto un
bellissimo gatto Soriano di nome Umberto che adesso non è
più in vita, ma attualmente vivono in casa con lei Sofia e
Matilde, sempre due gatte Soriane.
Sofia è stata
presa da un cortile in cui c'erano tanti bei gattini,
questa micina ha fatto subito le fusa a Carla e quindi si
è conquistata una casetta calda ed accogliente!
Oltretutto ,Sofia
essendo malata ha avuto bisogno di attentissime cure, non
poteva prendere freddo e doveva seguire una particolare
alimentazione! E' ormai dal '89 che vive con Carla!
Matilde, invece,
l'ha presa nel '92 proprio sotto casa sua, si trovava
sopra di un albero ed era in difficoltà a scendere!
Matilde è
simpaticissima e molto singolare, mangia come un gatto, ma
ringhia come un cane se le si toglie improvvisamente la
ciotola. Inoltre quando è contenta sbava proprio come un
cane......
Quando la mamma di
Carla prepara le fettine di carne sul tavolo, lei
puntualmente si mette dietro alle sue spalle perché ne
vuole un pezzetto che furbescamente chiede con cortesia
poggiando la zampina sulla spalla!
Ma Matilde è una
vera mangiona e frega sempre il pasto a Sofia, tanto che
deve mangiare separatamente se vuole finire il suo piatto!
Sofia invece è una
grande curiosona! La mattina presto urla senza pietà per
far alzare le serrande e così poter vedere fuori, infatti
il suo sport preferito è saltare dalle verande verso gli
alberi sottostanti per poter acchiappare gli uccellini.
Peccato che a volte non prende bene la mira e si ritrova
giù nel marciapiede a bocca asciutta!!
Se Matilde ha la
passione per le fettine di carne...Sofia da buon vecchio
gatto adora i pesci e se ogni tanto ne sparisce qualcuno
dal tavolo mentre si prepara il pranzo, si sa già che
guardando sotto c'è la ladra con il suo bottino!
Matilde e Sofia
sono grandi amiche... ma non si conoscono se devono
condividere il caldo termosifone nelle fredde sere
d'inverno, sono troppo grandi e insieme si sta decisamente
male.
Ma è anche vero
che sono due grandi coccolone, adorano Carla e si
offendono per giorni interi quando lei parte e non le
porta con se.
Ogni gatto ha un
pò di mistero e magia dentro di se...e anche Sofia e
Matide.
Quando Carla
studiava, loro si mettevano sempre sulla sua scrivania ed
ogni volta riuscivano a coricarsi nella medesima pagina in
cui lei stava studiando o leggendo... che birbe!

Ma si sà
che i gatti ne sanno una più del diavolo........
Carla

Monia è una
ragazza di 30 anni di Tortolì ma che vive a Cagliari! La
sua casa di Tortolì è molto grande e lei e i suoi fratelli
hanno avuto tanti animali e tante bellissime storie da
raccontare!
Ancora oggi Monia
ha un bellissimo ricordo del suo gatto Gastone.
Era un micio che
adorava giocare con Monia e la banda dei suoi fratelli e
la sua particolarità era che stava a tutti i loro giochi e
trattamenti. Si faceva vestire, si faceva portare in giro
per la casa con il carrozzino e addirittura in un giorno
di sfinimento totale per Gastone aveva accettato persino
di farsi battezzare!
Un giorno Gastone
ha avuto la brutta avventura di finire sotto la macchina
del babbo di Monia e da quel giorno non ha guardato più in
faccia nessuno se non Monia che con pazienza lo spazzolava
e gli faceva le coccole oltre che interessarsi a darle da
mangiare.
Chissà dove sarà
ora Gastone...è sparito prima che Monia scendesse a
Cagliari ma il ricordo è ancora vivo dentro di lei!
Monia

Maura ,ha 37 anni
vive a Cagliari ed ha un bellissimo bimbo di 3 anni che si
chiama Federico!
Maura è un gatto!!
Ne ha avuti talmente tanti che si potrebbe scrivere un
libro per tutte le esperienze e gli aneddoti che ha da
raccontare!
Avendo sempre
avuto un giardino non ci sono mai stati problemi per lei
ad avere un micio, ed infatti iniziamo a raccontare la sua
storia!
Il suo primo gatto
si chiamò Muscita, un siamese che acquistò quando Maura
aveva 10-11 anni e che visse per 17 anni! La sua morte è
stata una tragedia per Maura che non si è scoraggiata e
subito, ha pensato di riempire il vuoto che Muscita aveva
lasciato nel suo cuore!
Così arriva Piotta
nata in giardino dalla mamma Macchia.
Jasmina invece, è
stata una gattina bianchina piccolina che Maura ha preso
per non esser ammazzata.
Cesello, è stato
un gatto che Maura ha trovato vicino alla chiesa di San
Cesello mentre andava al cinema con la mamma.....dopo
l'incontro Maura tornò a casa con lo sventurato e la mamma
andò al cinema da sola.
Seguono tanti
altri gatti come per esempio Epifanio un gattino trovato
il giorno della Befana dal padre di Maura, un batuffolino
bianco con un canino rotto.
Adesso Maura per
motivi di tempo, lavoro e bimbo non ha gatti ma presto un
cucciolo arriverà a portare un pò di scompiglio in
famiglia!
Maura

Antonio, per gli
amici Toi, è un ingegnere di 28 anni che abita a Cagliari
ma avendo la casa paterna a Sardara, non molto lontano da
Cagliari, approfitta spesso per farsi qualche week-end
di riposo o di studio ! Anche a lui piacciono i gatti, ma
non ha il tempo per poterli accudire e così lascia questo
incarico alla mamma che da sempre chiama tutti i gatti
Pippo o Pippa! Toi ha una simpatica storia che lo tiene
legato ancora al ricordo della sua maturità:
"Era la fine di
Giugno del 1990 e c'erano i Mondiali di ITALIA '90; una
notte, prima di un compito, è stato trovato un piccolo
micino; la macchina da dove è stato <<tolto>> era
parcheggiata a "SA CAPIRIGNA" ( una gelateria di Cagliari
con tavolini all'aperto) dove io e i miei compagni eravamo
soliti vederci ogni sera.
Il gatto è stato
battezzato da me RANDY perchè quando giocavo a
rincorrerlo
sgommava in curva come il pilota del motomondiale Randy
MAMOLA. Me lo sono
portato dietro in paese per compagnia perché dovevo stare
lì da solo a studiare per l'orale ed inoltre, ormai Randy
era diventato la mascotte della classe! Ma finito il
periodo degli
esami, io partii
per un mese e mezzo .. e quando tornai il gatto non mi
riconosceva più e...
soprattutto... mia madre lo aveva chiamato Pippo..
e così.. da Pippo,
è durato un paio d'anni mangiando i topolini (e forse
anche qualche
gallina) del vicinato di Sardara. Mia madre si ricorda
che è vissuto in
paese per almeno tre anni .. fino all'inverno 1992/93."
TOI

Antonella è una
ragazza di Mestre e i gatti sono la sua
più gratificante
passione!
Purtroppo lo
scorso anno è mancato Alfonso, un gattone adorabile e di
inestimabile valore affettivo e oggi, a distanza di un
anno lo piange ancora ed è in suo onore che vuole far
leggere a tutti la sua storia!
S’incontrarono una
mattina di Maggio e da allora nacque una grande e tenera
amicizia, come se ne vedono poche tra gli uomini.
Antonella aveva
bisogno di qualcuno da amare e fu così che Alfonso divenne
per lei uno degli aspetti più importanti della sua vita.
Era diventato per lei un gatto piuttosto insolito, non
perché fosse di una razza poco comune, egli era infatti un
bellissimo persiano dal maestoso mantello nero e con due
grandissimi ed espressivi occhi color arancione, ma perché
si comportava come una persona.
Alfonso per lei
era magico!
Ogni mattina la
sveglia che ha sul comodino accanto al letto suona alle 7
in punto tranne, ovviamente, la domenica, ma ad Alfonso
nessuno mai gli aveva insegnato che i giorni festivi
differiscono da quelli feriali così che puntualmente,
meglio di un orologio svizzero, ogni domenica mattina alle
7 Alfonso andava silenziosamente sul letto, si avvicinava
al suo viso e, con i suoi baffetti le solleticava
leggermente l'orecchio, come se le dicesse: "Su, alzati
non è più l'ora di poltrire".
Per lei era
davvero un piacere preparare la sua colazione che, fin
dall'inizio, aveva ottenuto priorità assoluta. Cucinava
così il pollo, glielo tagliava a pezzetti su un tagliere
di legno e lui, dopo essere salito su un piccolo sgabello,
con la sua zampina le faceva capire che prima di
metterglielo nella sua ciotola gradiva un assaggio dalle
sue mani. Dopo aver gustato la sua razione se ne andava
tranquillo sopra un ripiano che gli permetteva la vista
dalla finestra, e con la zampina toccava leggermente e
ripetutamente la tenda per farle capire che doveva
scostargliela poiché era giunto il momento in cui doveva
deliziarsi la vista con i passerotti . Così tutto assorto
se ne stava per decine di minuti, se lo spettacolo era
interessante, altrimenti se ne andava un po' sconsolato a
fare il suo riposino del mattino.
Raramente dormiva
come gli altri gatti, affondando la testa nella sua
pelliccia, lui era speciale anche in questo, dormiva
allungato sul letto di Antonella come una persona.
D'inverno
dormivano insieme sotto le coperte ed entrambi con la
testa sul cuscino, e lei lo abbracciava come fosse il suo
orsacchiotto di peluche; lui immediatamente faceva le fusa
e con quel dolce e confortante suono Antonella si
addormentava. In quei momenti lei non lo vedeva più come
un gatto, era il suo cucciolo, il suo cucciolo d'uomo, il
suo bambino, e il suo cuore traboccava d'amore per lui.
Da quando l'ha
conosciuto per la prima volta, ha riempito di gioia ogni
istante della sua vita.
Antonella ha
sempre ammirato il suo carattere libero, fiero e privo di
pregiudizi. Lui non si faceva scrupoli, come invece fanno
le persone, a dimostrare ciò che gli piaceva fare o meno,
oppure esprimere apertamente la sua simpatia o antipatia
nei confronti delle persone. Ecco perché è sicura che
tutto l'affetto che le ha dato era sincero. Non solo è
riuscito con i suoi modi a catturare il suo cuore e le ha
fatto capire che dare amore è essenziale quanto il
riceverlo.
Tra di loro si era
instaurato un bellissimo e speciale rapporto d'amore e di
amicizia; quando Alfonso la guardava con quei suoi dolci
occhioni riusciva a leggere dentro di lei meglio di
chiunque altra persona. Non erano importanti le parole
perché bastava che lui la guardasse per sapere, anzi, per
leggere la sua gioia o tristezza e, quando era triste
voleva sempre andare in braccio come un bambino,
appoggiava la sua testa sulla sua spalla e faceva le fusa
ed ecco che spariva la tristezza, poi una strofinatina
alle guance ed era come se lui le sussurrasse: "Non ti
preoccupare, sarò sempre qui a proteggerti".
Invece non fu
così, perché adesso lui non c'è più e le manca
terribilmente!!! Aveva tanto bisogno del suo calore, della
sicurezza che le dava, delle sue coccole. Antonella così
ci dice:
<<Dal giorno in
cui Alfonso non c'è più ho avuto il bisogno di credere che
ci fosse un Dio, lassù da qualche parte, non volevo
credere che tutto fosse finito, mi piace credere che
Alfonso aleggi ancora tra le mura della mia casa e che, da
anima buona quale lui era, ora è diventato l'angelo
custode della casa.
Caro Alfonso, non
potrò mai ringraziarti abbastanza per le innumerevoli
lezioni di vita che mi hai dato, ma so che il tuo amore
era puro e sincero così che per me rappresenta una
benedizione e un privilegio.>>
Antonella

Ritorno alla Savana
Il giovane ghepardo, acquattato tra
l’erba alta, osservava i movimenti di un branco di zebre
che pascolava pochi metri più avanti, cercando di
localizzare l’animale più debole. Dopo aver analizzato
ogni singolo capo, individuò un cucciolo che trotterellava
accanto alla madre.
Il ghepardo si
leccò i baffi e spostò il peso sulle zampe posteriori,
pronto allo scatto. Improvvisamente, come un proiettile,
schizzò in avanti lanciandosi in una corsa folle verso il
suo bersaglio. In un istante il branco si sparpagliò e in
poco tempo il cucciolo se ne ritrovò separato. Il ghepardo
si gettò su di lui e gli azzannò la gola. Tempo qualche
istante, il cucciolo si accasciò a terra, privo di vita.
Il ghepardo lo trascinò all’ombra di un albero per
consumare il meritato pasto. Quando fu sazio si arrampicò
sull’albero a digerire. Di lì aveva un’ampia visuale del
Serengheti, pianura dov’era nato e cresciuto: il branco di
zebre si era nuovamente riunito e aveva ricominciato a
pascolare e un branco di gazzelle stava per essere
attaccato su più lati da 6 leonesse esperte.
All’improvviso,
uno stormo di uccelli si alzò in volo e all’orizzonte
apparvero 2 enormi camion che giunsero nello spiazzo pochi
metri dopo il branco di gazzelle che fuggì rovinando la
caccia delle leonesse. Ne scesero 4 uomini: il primo basso
e tarchiato, il secondo alto e slanciato, il terzo con una
gran pelata e dei baffetti neri e il quarto molto giovane,
biondo e muscoloso.
Il ghepardo, che
non aveva mai visto né uomini né camion ne fu molto
incuriosito, ma non spaventato: avendo un carattere molto
orgoglioso, intrepido e spavaldo, l’unica cosa di cui
aveva veramente paura era la fame.
Vide che i 4
uomini stavano caricando sui camion molte specie di
animali, anche erbivori. Di questo, invece, fu vagamente
preoccupato.
La sua
preoccupazione si trasformò in rabbia quando vide che,
insieme agli altri animali, caricavano anche sua madre.
Con immenso furore scese con un balzo dall’albero e si
acquattò nell’erba alta; come aveva fatto con il branco di
zebre, così fece per quello di uomini: scelse il più
debole e lo attaccò. Il malcapitato fu l’uomo basso e
tarchiato che, più velocemente del previsto, venne ucciso.
Nacque un
trambusto terrificante. Gli uomini cominciarono a sparare
contro il ghepardo.
<< Prendilo, Tom!
>> fece l’uomo con la pelata al ragazzo.
Ad un certo punto,
tra gli spari, si udì un guaito disperato. Il ghepardo si
volse e vide sua madre a terra, in una pozza di sangue.
<< Maledizione,
Tom! Dovevi prendere il maschio! >> sentì dire dall’uomo
alto.
Il ghepardo cercò
di fuggire ma gli uomini riuscirono a sparargli una
siringa piena di sonnifero. Una volta addormentato, venne
caricato su un camion e trasportato nello zoo di Dar es
Salaam, una città affacciata sull’Oceano Indiano.
Quando si svegliò,
si ritrovò in una gabbia di circa 4 metri per 6 nella
quale riusciva a malapena a fare 6 passi. Cominciò a
soffiare e a correre di qua e di là cercando di rompere la
rete metallica a unghiate e a morsi, inutilmente.
Ad un certo punto
arrivò un uomo; l’animale capì che quell’esemplare non
faceva parte del gruppo che precedentemente aveva
attaccato, nella Savana. Ma si trattava pur sempre di un
uomo e il ghepardo aveva imparato che dell’uomo non ci si
deve fidare.
Cominciò a
soffiare più forte, assumendo un atteggiamento minaccioso.
L’uomo rise.
<< Ehi, amico! Non
ti servono tutte queste scene! >>
Tirò fuori dalla
tasca del suo giubbotto a righe un piccolo taccuino e
prese a sfogliarlo.
<< Sei un osso
duro, eh? >>. Emise un lieve fischio << Dieci cc di
sonnifero… Mica male! >>
Ora il ghepardo
era veramente infastidito dalla calma dell’uomo: gli occhi
iniettati di sangue guizzavano sull’uomo, soffermandoci
all’altezza della gola; i muscoli sembravano animati da
vita propria e si contraevano sotto il pelo corto e
lucente; le unghie, sfoderate al massimo, luccicavano al
sole del pomeriggio; le orecchie dritte, si curvavano come
parabole al minimo rumore; il naso era arricciato e dalla
bocca aperta si potevano scorgere denti affilati come
rasoi; la coda faceva scatti rapidi che tradivano un
grande nervosismo.
<< Uh! >> fece
l’uomo, sarcastico << Fai proprio una bella impressione!
Ma qui il capo sono io, non dimenticarlo! >>
Detto ciò lo
lasciò solo. L’animale non smise, però, di soffiare fino a
che non sentì più il minimo rumore. Quando si sentì sicuro
che nessuno sarebbe passato di là senza che lui non lo
avesse sentito, si sedette e pensò ad un’eventuale via
d’uscita.
Divenne così
aggressivo che nessun inserviente poteva avvicinarsi.
Parecchie volte un uomo cercava di avvicinarsi a lui ma,
in risposta, riceveva unghiate che gli procuravano ferite
di una profondità non indifferente. Anche il ghepardo,
però, fu picchiato duramente e anche dalle sue ferite
sgorgava abbondantemente il sangue. La sua aggressività,
comunque, era causa di una grandissima paura e da questa
sua esperienza imparò che in alcuni casi non è bene essere
troppo sicuri di se stessi perché ci sono cose ben più
forti.
Ormai la ricerca
di una via di fuga si faceva disperata. Il ghepardo,
infatti, non dimenticò mai il sapore della libertà:
cacciare nella sua Savana era il ricordo più nitido di
tutti proprio per la sensazione di potenza che sentiva
quando catturava la preda.
Così, quella sera,
si nascose dietro un tronco (posto nella sua gabbia per
ricreare un po’ l’ambiente) e aspettò l’arrivo
dell’inserviente che veniva a portargli il cibo.
L’inserviente arrivò e il ghepardo scattò in avanti
afferrandolo alla gola. Senza rimanere ad infierire sulla
vittima, attraversò la stretta porticina rimasta aperta,
verso la libertà.
Proprio davanti
allo zoo c’era una stazione ferroviaria e il fuggitivo
decise di rifugiarsi in un vagone per passare la notte.
Trovò un vagone che aveva la porta scorrevole socchiusa.
Vi si intrufolò e si acciambellò in un angolino sul
metallo arrugginito. Lì si addormentò e fu un sonno
agitato: sognò di rivivere il momento dell’arrivo dei
camion, l’uccisione di sua madre fino alla sua cattura. Le
immagini si accalcavano una sull’altra, confondendosi per
poi riapparire più nitide che mai… Improvvisamente un
forte fischio lo svegliò. Alzò il muso, il naso fremente.
C’era un trambusto assordante fuori dal vagone. Il
ghepardo spiò dalla porta semichiusa: il paesaggio era
completamente diverso! Arretrò spaventato. Voleva
esplorare quel mondo nuovo ma represse l’istinto: non
poteva, c’era troppa gente… Sarebbe uscito quella notte.
Quando fù buio,
infatti, il ghepardo uscì nella stazione deserta e la cosa
che lo colpì di più fu l’infinità di odori che poteva
percepire. Era nella stazione di Mucuyuni ma, naturalmente
non poteva saperlo. Udì uno squittio e si avventò su un
ratto che attraversava i binari. Aveva patito troppo la
fame per dare ascolto al suo orgoglio che lo obbligava a
catturare prede ben più grandi e pericolose.
Ricominciò ad
annusare avvertendo solo odori sconosciuti. Ad un tratto
fu come se qualcuno (e dalla brutalità si sarebbe detto un
uomo) l’avesse preso per le narici e l’avesse strattonato.
C’era un odore che conosceva: quello della sua pianura, il
Serengheti! Cominciò ad inseguire quell’odore, come in un
sogno. Riuscì a non perderlo mai; perfino quando dormiva
rivolgeva il muso verso quell’odore per non perderlo
nemmeno nel sonno.
Passò così i
giorni e le notti per parecchie settimane, senza mai
mollare. L’odore divenne sempre più forte e il paesaggio
più familiare finché arrivò ai piedi di una collinetta.
Aveva un aspetto molto familiare, quella collinetta; così,
il ghepardo ormai stremato da tante ore di cammino, si
costrinse a scalarla.
La prima cosa che
vide da lassù fu la testa di un’altissima giraffa. Guardò
più in basso e vide un gruppo di leonesse che dava la
caccia ad un branco di gazzelle. Sembrava che fosse
rimasto tutto come lo aveva lasciato.
Oltre la
collinetta c’era una ripida discesa. La stanchezza se ne
andò, come ci si libera dello sporco dopo un bagno. Corse
giù per quella discesa, più veloce di un fulmine, come
solo i ghepardi sanno fare. Era tornato nel Serengheti.
Era tornato a casa!
Francesca Blasi II A

Le ciglia di un cigno
La risata
della mia mamma assomiglia ad uno squittio di animale
Le sue
ciglia sembrano ali di un cigno
Ha gli occhi
a mandorla che sembrano due zaffiri lucenti
Ha i capelli
lunghi e scuri che sembra una savana di notte
Ha le guance
morbide come un cuscino di piume
Ha la bocca
sorridente, e quando mi abbraccia mi stringe forte forte
La mia mamma
assomiglia ad una pianta di rose
Alexandro III B

GIGIA
Oggi, è
un giorno molto triste, anche se forse bisognerebbe
gioire per aver avuto la possibilità di trascorrere 20
anni, (non è da tutti i gatti!) con questo meraviglioso
essere senziente.
Nel
1982, una sera mentre mi trovavo con i miei amici in un
bar, mi è capitata tra piedi. Era così piccola che non
sapeva nemmeno miagolare: Emetteva un personalissimo
suono che subito mi conquistò e mi spinse a portare a
casa quel piccolo animale. Abitavo ancora con i miei
genitori, che immediatamente mi intimarono di riportarla
dove l'avevo trovata. Ma la mia nota testardaggine, li
fece arrendere. Acconsentirono a trattenerla almeno
quella sera.
La portai in una stanza da letto ricavata in cantina e
il gioco fu fatto! Non abbiamo
più potuto fare a meno di lei. Sulle prima scegliemmo
nomi "esotici" tipo Selvaggia (per il carattere), ma mio
padre che non si ricorda mai i nomi, iniziò a indicarla
con frasi tipo...: " chi ha visto la
....Gigia?" Il nome era un po' ruspante e più
adatto a un topo, ma rimase Gigia per tutta la vita.
Amava moltissimo le croste di formaggio grana e in 20
anni ne avrà consumati parecchi kg. Era molto
indipendente anche se stava sempre in casa, e alternava
affetto spropositato ( sembrava
una sorta di umanoide ) a momenti in cui non si poteva
avvicinare, ma non ha mai confuso un bambino con un
adulto. E mentre dai primi accettava tutto o quasi, con
gli adulti e gli altri gatti sapeva farsi rispettare.
Sono andata ad abitare da sola e lei, nonostante il
tentativo ha preferito restare nell'appartamento dei
miei.
Essendo
molto vicino al mio non ha comportato il fatto che ci
perdessimo di vista. In molti hanno conosciuto la GIGIA,
di nome o di fatto, e tanti bambini ormai adulti la
portano nel cuore. Adesso però sta' morendo. Negli
ultimi tempi come accade ad ogni essente senziente che
invecchia, ha iniziato a lasciare questa vita
perdendo poco a poco, prima l'udito, poi la vista e
questa sera non è più riuscita nemmeno a reggersi. Ora è
vicino al termosifone e quello che mi consola è che
ancora adesso il ritmo del suo respiro riesce a darmi
serenità, in un momento così triste, dove il "mai più"
tende a prendersi tutto. A casa mia adesso c'è CESARE
un simpaticissimo gattone rosso di 16 mesi a cui sono
già legatissima, ma nel mio cuore rimarrà sempre
l'immensa gratitudine verso di Lei che inconsapevolmente
(forse) ci ha dato tanto: < Grazie Gigia da tutti noi!
E complimenti per la parte che hai fatto in questa
curiosa, misteriosa , sacra esistenza di cui tutti noi
facciamo parte! Un bacio. Cristina>
Betty
Il 25
aprile 2002 avevo appena 2 settimane quando ad un tratto
mi vidi buttata in un cassonetto della spazzatura, dissi
fra me e me forse questa è la mia nuova casetta, ma col
passare delle ore mi resi conto che mi avevano
abbandonata, l'unica cosa da fare era miagolare a più
non posso.
Verso
le 23:00 sentii dei passi e allora miagolai ancora di
più tutto ad un tratto vidi un ragazzo che mi afferra
con prontezza e mi dà le prime carezze, mi infilò nel
taschino della sua giacca e si avviò, mah, pensai
chissà dove andrò a finire.
Mi portò con sè nella sua casa e lui disse< mamma
non dire di no>, mi mostrò alla sua mamma e agli altri
componenti della famiglia, anche ad un mio simile un
gattone grande e dolcissimo di nome Fazy, che devo dire
mi ha accettata subito, iniziava a leccarmi e ad
annusarmi mah! tutti in coro esclamarono per la mia
bellezza (modestamente), questo stava a significare che
avevo trovato la giusta famiglia.
Io in
questa famiglia stò benissimo tutti mi amano e io amo
loro...ma Tommy è nel mio cuore.
Oops
dimenticavo, ultimamente mi sono divertita un pò e mi
sà che tra non molto sarò mamma.
Daniela
Crispiano
IO TAFFY……..VI
DICO GRAZIE
Mi chiamo Taffy, ho vissuto
16 anni meravigliosi con i miei amici a due zampe Mino e
Patrizia oltre agli zii adottivi Antonio e Teresa dove con
loro trascorrevo parte delle mie splendide vacanze nelle
campagne parmensi.
Loro
erano la mia vita, li adoravo e li avrei difesi di fronte
a qualsiasi affronto mostrando denti e unghie.
Tutto
sommato ero sempre un felino anche se in miniatura.
Ho
vissuto 16 anni felici accanto a loro, io ero il coccolo
di tutti, buono anche se un po’ riservato di carattere.
Un bel
giorno la fame ha cominciato a diminuire sebbene venissi
sollecitato con vari tipi di cibo non mi andava più di
tanto. Ho cominciato a dimagrire…..
vorrà fare il modello pensavano Mino e Patrizia.
Purtroppo non era così.
Dopo
qualche giorno le zampe faticavano a reggermi in piedi ed
i miei amici spaventati mi portarono subito dal
veterinario che consigliò una cura,
delle flebo, un eventuale ricovero.
Con gli
occhi li supplicai “non lasciatemi qui….voglio tornare a
casa con voi ….. ed entrare nel
sonno eterno nella mia cuccia ! ! !
Non
servono parole per capire certe cose e fui subito portato
di nuovo a casa anche se le speranze di guarigione erano
molto lontane. Fui contento ugualmente, vivrò ancora poco
ma bene.
La
situazione andò peggiorando ed una sera decisero di
addormentarmi per sempre, fui felice perché avvenne
accanto a loro e ad una veterinaria dolce e carina.
So che
avete fatto fatica a prendere questa decisione ma era
necessaria e per questo vi ammiro e vi ringrazio anche
perché mi avete permesso di andarmene in maniera
dignitosa.
Adesso
sono come sempre felice, scorrazzo per i prati celesti in
compagnia di tanti amici che hanno visto come me piangere
i loro amici ma che da quassù li
ringraziano ancora per la splendida vita che hanno
permesso loro di trascorrere.

Grazie,
grazie ancora a tutti ! ! !
MINO
GRAZIE ILARIA, DI TUTTO
Sono
quindici anni che siamo sempre insieme. Forse solo lei mi
capisce davvero e solo io posso capirla. Non e’ una micia
socievole, in quindici anni ha rifiutato le carezze di
tutti tranne le mie, non si e’ fidata mai di nessuno
tranne che di me , ciecamente.
Non mi ha mai delusa e spero
che neppure io lo abbia fatto. E’ una
gatta speciale e qualche giorno fa ho temuto di
perderla. Una polmonite acuta le impediva di respirare e
lei chiedeva aiuto, ma solo a me. Ha continuato a fidarsi
solo di me. E’ stata dura, ma insieme
ce l’ abbiamo fatta ancora una volta. Siamo
cresciute insieme, abbiamo cambiato casa insieme,
piu’ volte, ma lei mi e’
sempre rimasta accanto, le basto solo io e nulla
piu’. Non so cosa farei senza
le sue fusa, le sue unghiette,
i suoi bacini, i suoi occhioni.
Non voglio pensarlo. Ilaria ce l’
ha fatta, ancora una volta dorme vicino a me e vorrei
fosse per sempre. Grazie Ilaria, di tutto.
BETTY
Ciao a tutti,
sono Betty ho parlato
di me qualche mese fa, conclusi la mia lettera dicendo che
mi ero divertita facendo un pò di "breack dance". In
effetti...... il troppo ballare...... mi ha portato (dopo
63 giorni) tre meravigliosi babies (gattini) che potete
ammirare in foto, la nera si chiama Mindy, il bianco e
grigio si chiama Taby e quello tutto grigio si chiama Max
(per la sua stazza), vi posso dire che sono diventata una
ragazza seria anzi una mamma dolce ed affettuosa a tutti
gli effetti, sto sempre vicino ai miei tre gattini e li
accudisco nel miglior modo possibile cioè vivo per loro,
posso tutto questo perché ho una famiglia che ci ama tanto
e poi con i babies sono tutti "impazziti" se li prendono
li coccolano a volte loro si mettono li e ci guardano ed
ogni tanto gli scappa una risata, io li guardo e non
riesco a spiegarmi cosa li diverte tanto ? ma!?.........comunque
io sono felice perché loro sono felici, da qualche giorno
ho ripreso ad uscire di casa, tempo di un giro veloce
veloce e poi ritorno dai miei batuffoli, ufff.. come è
difficile fare la mamma oggi.

Ringrazio tanto
Daniela e Antonio per la loro pazienza che hanno con noi.
Betty di Daniela Crispiano
TA
PIKKINO
Questa
è la storia di Pikkino, un dolcissimo micio dell'età
stimata di circa sette anni e che
da quattro anni è entrato la vita della mia famiglia. Vi
racconto la sua storia.
Allontanato dalla prima famiglia per essersi ribellato
graffiando alle molestie di un
bambino, non aveva perso ancora la fiducia nelle persone
quando mia flgia lo aveva notato malridotto e
sofferente ma affettuoso, che le si
avvicinava per cercare cibo e coccole. Un giorno, uscendo
di casa, mia figlia lo vide che era
stato appena investito da una macchina e piangeva
come un bambino. Impietosita, non sentendosi di
abbandonarlo, lo portò da un
veterinario, il quale lo ricoverò curandogli con grande
attenzione la frattura del bacino e
della zampetta posteriore sinistra, precisando quando
lo dimise che da randagio non sarebbe
sopravvissuto, in quanto sarebbe
dovuto restare immobile per almeno venti giorni.
Fu così che mia figlia lo portò a casa e contro il
parere di mia moglie decidemmo a
maggioranza di adottarlo anche se era un micio abbastanza
bruttino malconcio e zoppetto.
Lentamente Pikkino si è ripreso trasformandosi
incredibilmente, riprendendo peso,
cambiando il colore e la lunghezza del pelo recuperando in
pieno agilità ed energia felina ed
è diventato un bel micione che stupisce
chiunque lo vede anche per la sua affabilità. Siamo ancora
incerti sulla sua razza che secondo
il veterinario potrebbe non essere europea, ma per maggior
parte un Armeno o Turco Van.
La bestiola si è dimostrata fin dall'inizio tenerissima ed
affettuosa, dimostrandosi
adattissimo alla vita familiare, girando tranquillo per
casa e soprattutto senza mai fare
alcun danno. Non lo abbiamo fatto castrare, ma
conteniamo i suoi eccessi ormonali con delle
iniezioni contraccettive, perchè,
anche se è una scelta costosa, gli consente di mantenere
senza problemi la sua integrità
fisica e se trovassi una micia con la stessa
combinazione di colori, potrei farlo accoppiare per
dargli una discendenza. Mia moglie
non era abituata al contatto con animali domestici e dopo
la contrarietà iniziale, superati
sospetti e pregiudizi, ha iniziato ad
affezionarsi a Pikkino, il quale ha notato il
cambio di atteggiamento e
progressivamente ha stabilito con lei un rapporto
privilegiato.
Pikkino segue altri due mici che ho avuto nel corso della
mia vita ed amato moltissimo, ma
lui, senza cancellare il ricordo dei predecessori, è
veramente un micio speciale.

Il nostro amato micio
Pikkino, tre settimane fa, dopo una breve ma straziante
agonia, è purtroppo deceduto con grandissimo dolore di
tutti noi, che tanto l'abbiamo amato fin da quando lo
avevamo adottato ridotto in condizioni pietose.
Avremmo voluto dare a Pikkino una adeguata sepoltura in
una piccola tomba in un giardino, ma abitando in un
condominio in città non abbiamo potuto farlo, nè amici e
conoscenti che potevano, si sono offerti di aiutarci.
Non potendo fare altro per onorare la memoria del nostro
micio defunto, gli abbiamo dedicato un sito web, dove
potremo sempre andarlo a visitare, dove sono descritti
momenti della sua vita e anche i suoi ultimi.
www.algarweb.it/pikkino
Alberto
IL MIO
GATTONE
Mi chiamo Elisa e sono di
Firenze. Vorrei parlare del mio gatto Grisù.
Sono ormai 12 anni che lui è con me,da quel giorno
di aprile in cui pioveva a dirotto
e mia madre venne a prendermi a scuola con questo
batuffolino girgio fra le braccia.
Era così piccolo e carino. Sua mamma era morta e anche lui
avrebbe fatto la stessa fine se non
l'avessimo preso con noi. Io lo chiamai Grisù per
il suo manto simile a velluto grigio. Il mio Grisù
ha due occhioni verdi e birichini e
duie macchie bianche: una sul petto e una sul panciotto
illimitato: eh, sì, il mio micione
è a dieta da sei anni! Ma a me piace così, cicciotto
e paffutello. E io non ho scritto solo per parlare
di lui, ma anche per esprimere
quanto voglio bene al mio fratellino di zampa.
Elisa
MARTINA
Questa
e’ Martina e’
stata trovata abbandonata,
cosi chi l’ha trovata l’ha portata dove lavorava Loris,
il mio compagno con il quale convivo,
ma li la micia doveva scappare tutti i giorni da
tre pastori tedeschi, cosi’ un
giorno Loris se la porto a casa.
E’
restata con noi per sette anni e posso dire che era il
tipico gattonane, si perchè
era sempre dietro a noi io sono artigiana e lei veniva con
me a lavoro e insieme a me seguiva l’orario di lavoro con
pausa pranzo e viaggi per consegnare il lavoro finito.
Quando se ne andata abbiamo sentito molto la sua
mancanza tanto che Loris le ha scritto una poesia.
Questa e’ la poesia di Martina:
Bestia?
Dannata graffiante esistenza,
di
mobili pupille,
soffianti ribellioni.
Muta
paziente compagna
Dei
miei giorni smarriti,
vissuti con te,sulle mie ginocchia.
Miagolosi lamenti d’attesa,
di
cibo,feroce richiesta.
Struscianti felpati passi,
d’impellente famelico bisogno.
Dolci
colpi di testa.
Di
furtivi momenti d’amore.
Ladra,nel mio cuore,
di
coccole affettuose.
Ed
attimi di festa.
E
adesso che piu’ non sei
Haime’
ti rivorrei!
Ciao
Martina.
Catia

Ciao
Mindy!
Ti
scrivo per far pubblicare la foto del mio Micione: lui
adesso sta molto male ed è successo tutto
all'improvviso, in realtà si è manifestato tutto
all'improvviso e se mi avessero detto che aveva qualcosa
non ci avrei mai creduto: correva, giocava, mangiava,
faceva decibel di fusa, andava nella cassetta
normalmente, insomma tutto a posto tanto è vero che il
veterinario aveva pensato solo ad un po' di stress, ad
un momento di apatia, il giorno dopo le lastre e gli
esami per scrupolo e i dubbi, altri esami il giorno dopo
e la sentenza definitiva. Stiamo provando ad intervenire
ugualmente ma lui non reagisce in nessun modo, anzi!
Vorrei
far pubblicare la sua foto come segno del mio amore per
lui, come omaggio ad una creatura che anche oggi mi ama
incondizionatamente, con la quale ci apparteniamo
totalmente e reciprocamente. Forse lui non saprà mai, o
forse lo sa già, ma ci terrei a dichiarare il mio amore
per lui universalmente. E' il mio ultimo gesto per lui
nella sua vita terrena, lo abbraccerò finchè posso, poi
lo penserò, lo ricorderò e lo amerò mentre corre nel
paradiso dei gatti.
Questa
è la foto e una piccola dedica per lui...

"Dellamamma", 13 anni
di amore incondizionato, di appartenenza totale e
reciproca, di vita attiva insieme, di sentimenti
condivisi, di dedizione completa.
Ester

LA MIA
COLONIA FELINA *
Come l' Aurora, piange al mattino
Il suo figlio morto ucciso d 'Achille
Così anch' io, piango ogni giorno
I miei piccoli amici che non ci sono più.
Mi sento più simile a loro e dissimile ai miei simili
E se qualcuno di essi soffre e muore, mi addolora
Soffre tutto il mio essere e muore una parte di me.
Amano incamminarsi dalla colonia- avanti, indietro
A me da presso, nella valle del fiume Aniene
Giocano, si rincorrono, mi fermo, si fermano
Mi muovo, si muovono qualcuno dei più piccoli piange
Si sente smarrito, lo chiamo, l' aspetto
E poi tutti insieme sostiamo su dei massi di tufo .
Seduto, mi salgono sulle spalle, sulle ginocchia,
sulla testa, in un abbraccio continuo, si alternano gelosi
per ricevere un sussurro,una carezza è una gioia
e il tiepido sole del mattino e della sera, che ci
riscalda,
vedendoci gioisce.
Leopold Persidi
Roma.10-12-2001
*Secondo Premio Letterario Anna Maria Salerno
Roma. Ediz.2001/2002 Sezione poesia
Testimonianza.
Arrivano a centinaia portati dalla sorte e hanno quasi
tutti bisogno di cure immediate. Piccoli di pochi giorni
di pochi mesi o grandi perché feriti o ammalati.
Sicuramente hanno fame perché stremati dalle prove che
hanno dovuto superare e sopportare fino a prima di
scegliermi. Si perché sono loro che scelgono noi, sono
loro che scelgono me. Il destino e il loro sesto senso li
portano a me, destino che a volte e' rappresentato da una
persona o da un bambino e a volte dal caso. In questi anni
tutte le cure possibili sono state usate per quasi tutti i
tipi di malattie; dal semplice raffreddore alla più letale
ed inguaribile malattia. Si perché queste povere bestiole
sono sottoposte a tutti i pericoli, non ultimi la strada,
gli abbandoni e i cani lasciati anche loro al proprio
destino......
Le medicine usate per curarli sono più o meno le solite
dagli antibiotici alle flebo per chi si trova in fin di
vita , anche le malattie sono sempre le solite : la
rinotracheite, la dissenteria, le malattie della pelle, la
leucemia la gastroenterite, i tumori etc.
Le malattie sono tante e loro diminuiscono sempre di più,
sono sempre più indifesi a tutto ciò che li circonda.
Io rappresentante del genere "umano" come tanti altri li
rispetto e mi prendo cura di loro ma i tanti altri "umani"
sono a volte causa della loro sofferenza.
L'unico aiuto che hanno e' quello che io tento di dargli
come posso..
L'unica cosa sicura e certa che posso dargli
incondizionatamente e senza limiti e' l'AMORE.
Credo che il rispetto sia l'unico vero sentimento che
tutti noi dovremmo sentire, sotto qualsiasi forma esso si
esprima.
Sono un randagio come i miei piccoli amici,mi sento più
simile a loro e dissimile ai miei simili; perché
emarginato,insultato,aggredito da esseri spregevoli che
hanno il dono della bestialità.La loro ignoranza a volte
raggiunge picchi di crudeltà inauditi.
Ma è sempre la pietà e l'amore che vince,e si pone come
baluardo in difesa di queste povere creature indifese.
Non c'è amore più grande,di quello che si ha,verso questi
sfortunati esseri perseguitati. Per un rispetto che debbo
a loro li chiamo "Itineranti"e quelli che restano nella
mia colonia"Stanziali".E per quelli che muoiono o dispersi
ho perso il sonno e non rimane che un tormentato pensiero
e l'angoscia.
Leopold Persidi e sua figlia Viviana (Roma-23-07-2003)
"Mammina!",
io ti chiamavo e tu volavi da me.
"Chi è
il gatto più bello del mondo?", io ti chiedevo, e tu,
inarcando la schiena e alzando la coda, miagolavi
guardandomi negli occhi.
"Puffi!
Amore mio.....", quando ero via te lo dicevo al
telefono, e sentivo il tuo verso di gioia mentre con il
musetto ti strofinavi contro il ricevitore.
Eri e
rimarrai il mio AMORE di gatto e qualche giorno fa,
dopo una settimana di sofferenza, la veterinaria mi ha
detto:."sta morendo"...... ed io che ti ho amato e ti
amerò per sempre ho deciso di aiutarti ad andar via
senza strazi, perchè era uno strazio la tua boccuccia
che si apriva per cercare di prendere l'aria che forse
non ti arrivava più. Se ho sbagliato ti prego di
perdonarmi....... ma io so che tu non volevi soffrire,
perchè la tua vita è stata di gioia, perchè tu eri e
rimarrai per sempre la mia gioia.
Con
tutto il mio amore, la tua "mammina" Dani.


CAGLIOSTRO: un micione nero splendido, etereo, con
un carattere affettuoso,
mai un graffio, mai una pipì fuori posto, più fedele e più
intelligente di
un uomo, sempre accanto a noi. Solo una stupida macchina
con uno stupido
proprietario poteva ucciderlo: "cercheremo la tua anima in
un altro gatto
nero, ma ci mancherai tanto"
Cristiana e
Paolo, Monterotondo Roma

Anche se
ho sempre avuto il terrore per i gatti, ad un certo punto
è arrivata Violet.E' arrivata per caso e, quasi quasi
contro la mia volontà.
Violet mi ha insegnato per prima cosa a non avere paura
dei gatti, poi anche ad apprezzarli. Il colpo di fulmine
però è scattato con Anouche la " bambina "che Violet ha
voluto regalarci anche se, per la verità, noi non ne
avessimo
fatto richiesta. Anouche è stata anche più generosa della
sua mamma e alla fine di maggio sono arrivati Agop ed
Hasmig...... Belli da morire!
Ora ho quattro gatti.Non mi sembra male per una che prima
ne aveva il
terrore.
Giorgia

Da
ieri non vedrò più GIGI, è volato via! mi piace
pensare che l'abbia voluto mia madre che se ne andata
sei mesi fà per avere qualcosa di mio lassù. Lei
conosceva l'amore che ci univa e ci unisce.
Sono sicura che li rivedrò tutti e due.L'amore non
finisce e non si spreca mai.
GIGI è stato mio figlio per tredici meravigliosi
bellissimi anni. "Amore della mamma a presto"!!!

Fine
agosto 2005: durante un week end allungato in Calabria
incontrammo il gatto "del destino".
Siamo una giovane coppia di sposini senza figli e
decidemmo di recarci in Calabria così, quasi per caso
senza alcuna ragione, forse per godere degli ultimi
scampoli dell'estate cogliendo l'occasione di un week end
"allungato".
Era una domenica mattina e un gatto di appena 25 giorni ci
adottò, aveva appena perso per sempre un fratellino e la
sua mamma. Mi ricordo la sua totale fiducia in noi, nella
sua disperazione confidava per avere salva la sua giovane
vita in noi. Lo raccolsi personalmente da un burrone nel
quale lo avevano gettato, lo raccolsi che aveva la
pancetta piena di vermi e gli occhi cisposetti, era pieno
di pulci: lo chiamammo Pulce.
Anticipammo il rientro, quindi il gatto fece con noi circa
1200 chilometri, inizio una stupenda avventura una
convivenza fantastica, curammo il nostro amato Pulce che
divenne a dir poco fantastico. Era piccolo quindi passo 9
mesi nel nostro appartamento al sicuro, il giorno era
condito da tutti i suoi rituali di affetto che venivano
ricambiati dai nostri rituali di affetto verso di lui.
Dopo 10 mesi ciucciava le dita di mia moglie (noi dicevamo
"latteggiava") mentre con le zampine davanti faceva il
pane, con me (il papà) faceva la lotta e i giochi feroci
ed andavo fierissimo dei segni che mi lasciava nelle mani.
sembrava andare tutto bene, anzi era tutto troppo bello e
la casa era il nostro nido felice.
Domenica 18 giugno per la prima volta Pulce non dormiva
con noi!
provammo a cercarlo, a chiamralo ma niente: fu una notte
insonne caratterizzata da pensieri brutti.
La mattina successiva accompagnai come di consueto mia
moglie in stazione per recarsi al lavoro, io (che sono che
svolgo un lavoro autonomo) decisi di prendermi la
mattinata per cercarlo: fu penoso vederlo investito, fu
penoso pensarlo appena poche ore prima tra le mie braccia
che giocava (gli sussurravo: "papi ti vuole bene Pulce"),
fu penoso pensarlo in tenerezze (era mammonissimo!!) in
braccio alla sua mamma, sto piangendo, la casa si è
trasformata in una tomba, ovunque vediamo Pulce, ma Pulce
non c'è più! Tutto ciò è ingiusto e tremendo lo vivo come
una sconfitta.
Noi vogliamo rendere giustizia a Pulce e faremo sì che la
sua scomparsa non sia vana: ci recheremo al gattile per
dare affetto ad un altro gatto sfortunato.
Grazie Pulce per averci regalato 10 mesi fantastici..sei
stato unico, ti ricorderemo per sempre sicuri che un
giorno ci rincontreremo.

LA MIA " BAMBINA"
Ciao
mi chiamo Ornella e vivo ad ostia lido dal 1989.
Sin
da bambina, ho sempre avuto la passione dei gatti.
Ovunque ne trovavo uno, erano guai in famiglia perché i
miei non volevano animali in casa. E io giù in cantina a
nasconderli finché non guarivano oppure diventavano un
po’ più grandi. Avrò raccolto, almeno fino ad oggi,
circa 18 gatti.
Nella mia vita, più o meno nel mese di agosto del ’97, è
entrata Sisina, una gatta soriana grigia e bianca (con i
calzini bianchi).
Naturalmente è divenuta la mia seconda figlia, perché
già c’era Daniele mio figlio che aveva 5 anni.
Qualche anno fa’, ‘sta gatta sparisce per lunghissimi 11
giorni, e tutti i miei sforzi per ritrovarla sembravano
vani. Girai tutti dintorni del condominio dove alloggio,
parlai con tutte le gattare della zona ma della mia
Sisina non si sapeva più nulla. Volatilizzata.
Una mattina , era un sabato, mentre ero in palestra,
ricevo una telefonata da una gattara che aveva la copia
della fotografia, la quale mi disse che la gatta era
ritornata ma che dovevo correre ad aiutarla perché era
in condizioni disperate !
Una volta presa la gatta, ci accorgemmo che aveva
praticamente un occhio orami “marcito” all’interno della
testa, la mandibola rotta e una zampina con fratture
multiple.
Chissà quanta sofferenza e quale sforzo per riuscire a
tornare fin sotto casa nostra !
Probabilmente, disse il veterinario, “la gatta è stata
picchiata… poiché girano dei balordi che catturano
queste bestiole e poi ci si divertono”.
Oggi la nostra amica sta bene, purtroppo ha perso
l’occhio, ma noi le vogliamo tanto bene, e lei è sempre
coccolosa e golosa in più ho la sensazione che quando
le parlo lei mi capisca perché fa dei strani rumori
gutturali, come se mi rispondesse.
Viva
i gatti !!!!
Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli !!!!
Orni e
Dani

Mi trovo qui con le lacrime
agli occhi a leggere le meravigliose storie dei nostri
amici a 4 piedi (mi prendono in giro quando dico che la
mia gatta Pepe ha i piedi e non le zampe) perché bene o
male pensando alla mia gatta mi ritrovo in molti di questi
racconti o la rivedo benissimo nelle foto fatte nelle
posizioni assurde che solo i gatti possono assumere.
Comunque .... la mia gatta si chiama Pepe, é nata il
01.01.2001 e per assurdo é un pesce.
Me l´hanno regalata degli amici quando aveva ancora un
mese e poco piú. Era un piccolo batuffolo di peli grigi
con al collo un mega fiocco rosso. Non avevo mai avuto un
gatto a causa di una grossa allergia che mi impediva
addirittura di entrare in casa di persone che ne
possedevano uno, rischiando di soffocare nel giro di pochi
minuti. Ma quando l´ho vista é stato amore a prima vista e
senza dire niente a nessuno mi sono imbottita di
antistaminici
e via, Pepe é arrivata a casa. Passai una notte d´inferno
ma il giorno dopo, con incredulità di mia madre, la mia
allergia era sparita, assurdo ma vero.
Da allora siamo inseparabili. Mi sono trasferita in
Austria e naturalmente Pepe é venuta con me. Ho aperto un
negozio e lei é lí in vetrina, é divenuta una piccola
mascot per i miei clienti, che quando non la vedo
preoccupati chiedono informazioni.
Vorrei semplicemente narrare piccole circostanze che la
rendono "unica":
- il lavoro mi portava spesso ad allontanarmi da casa per
qualche giorno ed il momento in cui preparavo la valigia
era un vero spettacolo, io mettevo i miei panni in ordine
dentro e Pepe appena mi giravo, mai un attimo prima,
entrava e buttava tutto fuori mettendosi lei sugli attenti
come a dirmi di voler venire con me
- al ritorno dai miei viaggi era normale non ricevere
neanche uno sguardo da Pepe per almeno una ventina di
minuti, poi ad un tratto, come una spada che ti trafigge,
sentire i suoi occhi puntati addosso, nascosta dietro un
angolo e nel momento in cui li incrociavo lei mi correva
incontro stracontenta
- sono quasi sei anni che dormo con lei tra le gambe,
inutili i miei
tentativi di sfrattarla, quando vede che non é serata
aspetta che io prenda sonno per sistemasi al suo posto ed
io mi ritrovo come tutte le mattine con 5 kg di gatta che
mi impediscono ogni movimento.
Accidenti, piú scrivo e piú scriverei ma chi ha un gatto sa come riescono
a riempirti la vita con le loro curiositá e assurditá.
Non avevo mai avuto un gatto prima e provavo per loro una
certa antipatia a causa dell´allergia che mi provocavano e
di certo non sapevo quello che mi perdevo.
Pepe ma anche Fufy, Perla, Pulce, Gigi, Cagliostro ecc.
sono unici, inspiegabili, indimenticabili, sono i nostri
amici, bimbi, a volte addirittura genitori. Sono tutto.
Pepe, ti voglio un mondo di bene!!!

Perla
Perla è arrivata nella mia
vita il 1 settembre del 2003 , a solo 50 giorni.. Dopo la
laurea i miei amici sapevano che desideravo tanto un gatto
e quello è stato il regalo più bello che potesse arrivare
nella mia vita....mi ha subito rubato il cuore.
Gatta europea tricolore con pelo a mezza lunghezza, occhi
grandi gialli, viso sorridente...... cresce in fretta vive
in casa con me e la mia famiglia, papà , mamma e sorella.
Tassativamente in appartamento con balcone a
disposizione.. presto diventiamo parte di lei e lei parte
di noi. Perla nei suoi soliti rituali, al mattino tante
belle fusa per tutti, poi da mio papà per il consueto
grattino e riposino sulla pancia di qualcuno.... i suoi
giochi sparsi per casa , la sua allegria e vivacità la
sera sul divano davanti alla tv e lei che si infilava
sempre tra di noi.... gatta molto vitale .
Perla ( confidenzialmente " micia")il suo nome : perchè è
venuta per essere qualcosa di prezioso nelle nostre vite ,
per regalarci tutto l'amore che poteva e per permetterci
di farla sentire la principessa di casa.. ieri 15 novembre
è scomparsa a seguito di una crisi respiratoria.... mai
dato sintomi fino a 3/4 giorni prima, solita rutine
veterinario lastre ai polmoni , visite per diagnosticare
che la gatta sembrava in forma forse un po' d'asma.... non
so, non sappiamo e forse non sapremo mai cosa è successo
davvero.. siamo con l' amaro in bocca, cuore spezzato ,
senza di lei la casa è vuota, silenziosa.
Stiamo raccogliendo le sue cose e non realizzo ancora che
lei non ci sarà più..... ripenso a ieri nell'ultimo
momento insieme:mi guardava con i suoi occhioni grandi
cercava le mie mani, una carezza..... come se se lo
sentisse che non ci saremmo viste più, quasi mi sorride..
voglio pensarla felice nel paradiso dei gatti, voglio
ricordarla al ritorno a casa ogni sera quando ci
accoglieva con il suo " mao" per dirci " ciao" mentre
entravamo dalla porta..
gli abbiamo dato tutto l'amore che avevamo ,sempre, e lei
ci ha sempre ricambiato come solo un gatto puo' fare con
il suo amore incondizionato..... con la sua voglia di
vederci felici insieme a lei ... la sento ancora , che sia
avvicina per strapparti un grattino, che si addormenta con
me sul divano... grazia a Perla per essere esistita nella
mia vita, perchè come voleva essere fin dall'inizio sei la
cosa più preziosa ed inestimabile per me e tutta la mia
famiglia.
ciao micia...
Susanna

Il mio gatto Bibì
Ieri un'auto ha ucciso il
mio gatto Bibì: 1 anno e mezzo, 5 kg. E' stato felice. ha
vissuto poco, ma amato, curato, non castrato e libero.
Mi ha aiutato tanto a sopportare grossi problemi e mi ha
insegnato l'amore senza condizioni.
Fra noi c'era un rapporto molto stretto: io ho cercato di
rispettare la sua personalità, di non umanizzarlo.
Ho un grande vuoto dentro e nella vita quotidiana. Quasi
non riesco a scrivere. E non potrò più avere altri gatti,
perché farebbero di nuovo la sua fine.
E' stato sepolto dietro casa, nel boschetto dove lottava.
fiero, ardimentoso. Un guerriero.
Come il principe etrusco di cui hanno trovato la tomba a
poca distanza.
Mi racconto tante cose per consolarmi, ma per ora non
riesco quasi a credere che non appaia al mio richiamo. Mio
marito ieri aveva gli occhi lucidi: anche lui l'amava
tanto-Lo ha sottratto lui - era lui, piccolissimo- da 2
cani. Eravamo in vacanza. L'abbiamo tenuto per 15 giorni
in albergo e poi ce lo siamo portato via. L'abbiamo
salvato dal veleno, dalle ferite che si era prodotto in
zuffe feroci con altri maschi, ma contro la follia umana
non c'è stato nulla da fare.
Oggi è toccato al mio gatto, domani potrebbe toccare ad un
bambino.
Antonella

Leo e
Luna
....ho due micini di un anno
circa Leo e Luna....
Sono entrati nella nostra famiglia circa un anno fa....
Storia tristissima..mio padre morto improvvisamente, ci
siamo trasferiti in quella che per lui doveva essere la
casa dei sogni..una villa in mezzo alla campagna...
Dopo
la sua morte un pò perchè i topolini si facevano spesso
vivi, un pò perchè mia mamy si sentiva molto sola, Leo e
Luna, dopo essere stati trovati nel campo adiacente
(abbandonati da uno sconosciuto) hanno iniziato a far
parte della nostra vita..
Dopo 4 mesi Leo è scomparso...
Immaginatevi..disperazione più totale..
Ebbene ieri sera, A DISTANZA DI BEN 5 MESI, è ritornato da
noi, con il suo miagolare inconfondibile...Non so come, ma
sono convinta che veramente i gatti siano dotati di un
sesto senso, e che per l'amore che nutrono per il padrone
riescono sempre a ritrovare la strada.
Leo e Luna non possono di certo rimpiazzare o sostituire
l'amore di mio padre, ma ne danno altro, diverso ma
comunque sempre profondo....
Ilaria

IN MEMORIA
DI EROS
DIO mi ha esaudita in
tutto: 20 anni fa’ quando morì Eros 1°, troppo bello,
troppo giovane, aveva solo 3 anni ed era uno scapestrato;
io ero disperata, nonostante avessi Morris non riuscivo ad
accettare la sua scomparsa perché avvenuta assurdamente e
prematuramente. Chiesi a Dio farmi trovare un gatto
uguale-identico a lui per colmare quella mancanza, e come
d’incanto dopo circa una settimana lo trovai: uguale nel
colore, nelle sembianze, maschio anche lui, un po’ meno
bello di Eros 1° ma dolce e piccolo e lo presi subito.
Anche lui Eros, anche lui accettato e coccolato da Morris
che gli fece da papà.

Mai un colpo di testa da
gatto, mai rotto niente, mai un dispetto, un graffio, da
subito dolce, buono e mansueto; mai salito su una
ringhiera, su un balcone, mai. Però finché ci fu Morris io
lo trattavo da “secondo”, perché Morris era arrivato
prima, era quello che da me riceveva più attenzioni; ma
Eros si ritagliò i suoi spazi e non mi fece mai pesare il
fatto che io lo trattavo da secondo. Poi un giorno, dopo
13 anni Morris sparì nel nulla ed Eros avvertì la
mancanza, lo cercava e miagolava ed io provai una gran
pena nel vederlo così.
Presi un altro gatto di
circa 1 anno, Isidoro, bellissimo ma selvaggio ed
irrequieto, pensando di farlo contento ma si rivelò un
disastro: Eros iniziava ad essere vecchio e non riusciva a
difendersi e così prese tante di quelle botte da Isidoro
che era giovane e forte, che voleva predominare. Mi detti
tanti di quei pugni in testa per quella scelta: Eros
soffriva ed io non sapevo cosa fare, ormai a chi lo davo
Isidoro? Si stava abituando a stare con noi...
Poi un giorno Isidoro si
sentì male, lo portai dal veterinario che diagnosticò una
malattia incurabile che l’avrebbe presto portato via.
Aveva circa 5 anni, lo
trovai una mattina sotto il letto di mio figlio quasi
morto con la testa a penzoloni, apriva ancora gli occhi ma
non ce la faceva più. Portato dal veterinario, soppresso,
disperazione totale, proprio ora che si era ambientato,
era giovane, non era giusto. Ma guardai il lato positivo:
ad Eros non mancava affatto e così decisi di dedicarmi
anima e corpo a lui, l’Highlander che me li stava
seppellendo tutti e che nonostante le umiliazioni e primi
acciacchi era sempre lì: buono e dolce, paziente, mai un
lamento, mai una reazione brusca, niente.
Non stava molto bene Eros:
qualche anno prima aveva avuto un blocco renale che non
gli fece più funzionare un rene, era magrolino, sembrava
che anche lui da un momento all’altro se ne andasse, in
fondo aveva quasi 16 anni. Poi, nel 2004, cambiammo casa e
improvvisamente la rinascita: cominciò di nuovo a star
bene, a mangiare di più, a ingrassare; era diventato
bellissimo, non credevo che la nuova casa gli facesse così
bene. I suoi ultimi 3 anni forse migliori della sua
vita...
L’anno scorso, a febbraio
ebbe un improvviso peggioramento della salute: lo portai
dal veterinario, altro blocco renale in corso,
bombardamento di farmaci, se non reagiva a quella cura non
si poteva fare più nulla. E invece reagì molto bene. E qui
la seconda richiesta a Dio: “Ti prego... lasciamelo ancora
per un anno...” e Dio mi ha accontentata sino alla sera
del 4 gennaio 2007: erano giorni che faceva fatica a
mangiare e ad ingurgitare qualsiasi cosa, aveva una brutta
infezione alla bocca che aveva generato del pus e non
guariva più. Io lo imboccavo con gli omogeneizzati, lui
leccava il cucchiaino, la fame mi sembrava ci fosse. Ma la
notte, mentre dormiva aveva preso a farsi la pipì addosso
– brutto segno – di giorno però nella cassettina ci
andava... e in quella stessa cassettina però si rifugiava
sempre più spesso e ci stava delle ore, come impaurito. Ed
io avevo iniziato per troppe notti a sognare Morris che si
aggirava in casa mia...
Una mattina, mentre Eros era
in braccio a me gli dissi: “Eros, Morris ti sta chiamando,
credo che tra un po’ verrà a prenderti...”
Stava male Eros, si
lamentava, un miagolio strano e angosciante, non mangiava
e non beveva più da due giorni ormai; la telefonata al
veterinario che confermava che ormai non si poteva proprio
più fare niente ed era meglio “aiutarlo” perché stava solo
soffrendo. Mio marito ed io che cercavamo ancora
un’alternativa per non prendere quella brutta decisione. A
provare a metterlo in piedi per vedere se si reggeva,
sembrava così ma poi cascava e si sdraiava su un fianco.
Era stanco Eros, stanco di soffrire. E allora via,
“aiutiamolo” a morire...
Perché Dio non ha esaudito
l’ultima mia richiesta? Quella di farlo morire
naturalmente, era meglio, almeno non avevo sensi di colpa.
Era bello il mio Eros: il
gatto più buono e più dolce che ho avuto in questi 25
anni.
Una strana sensazione dopo
questa esperienza: di solito quando ti muore una bestiola
cerchi subito il rimpiazzo, per me ora non è così. Non ho
più voglia di avere gatti, anche se li adoro. Continuo a
pensare a Eros che mi ha dato così tanto senza chiedere
mai niente. E’ proprio per questo che non voglio
sostituirlo – almeno non adesso – se un giorno dovessi
avere un altro micio dovrà essere un’altra storia.
Chi non ha o non ha mai
avuto animali non può capire: tutte le nostre abitudini,
il nostro rito della colazione al mattino, lui che mi
aspettava dietro la porta seduto lì quando rincasavo, la
cena e dopo le coccole davanti alla TV... Mi manca tutto,
mi sento vuota, la casa è vuota. Eros, l’ultimo di
quattro, il più longevo, una serie durata 25 anni.
Mi piace pensare che Morris
quella sera era lì sul Ponte dell’Arcobaleno ad
aspettarlo, pronto ad accoglierlo come quando lo tirai
fuori dalla scatola 20 anni fa’ e lui cominciò ad
annusarlo e a leccarlo tutto.
Siate felici insieme ma vi
prego: venite a trovarmi in sogno ogni tanto. perché io vi
ho adorato tantissimo...
Con amore.
Nadia |